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Valutazione posture statiche di lavoro: in vigore UNI ISO 11226:2019

A partire dal 6 giugno è in vigore la UNI ISO 11226:2019 che, in ambito di Ergonomia, si occupa della valutazione delle posture statiche di lavoro, adottando lo standard ISO 11226:2000 (Ergonomics — Evaluation of static working postures)

 

La norma internazionale stabilisce raccomandazioni di tipo ergonomico per attività lavorative di diverso genere. La norma fornisce indicazioni a coloro che si occupano della progettazione, o della riprogettazione, del lavoro, dei lavori e dei prodotti basate sui concetti di base dell’ergonomia in generale, e, in particolare, alle posture assunte per motivi di lavoro. La norma specifica i limiti raccomandati per le posture statiche di lavoro senza alcuno sforzo o con il minimo sforzo esterno, tenendo conto degli angoli assunti dalle varie articolazioni del corpo sia della durata del tempo. La norma è stata elaborata per fornire una guida sulla valutazione delle variabili delle diverse attività lavorative, che consentisse di valutare il rischio per la salute della popolazione attiva adulta. Le raccomandazioni forniscono una protezione ragionevole per la maggior parte dei soggetti adulti sani. Le raccomandazioni relative ai rischi e alla protezione della salute sono principalmente basate su studi sperimentali riguardanti il carico muscoloscheletrico, il disagio/dolore e la resistenza/fatica legati alle posture di lavoro statico.

 

Data entrata in vigore : 06 giugno 2019

 

Fonte: UNI

Dati sanitari e database aziendale: interpello 4/2019

Con l’ interpello n. 4/2019 , la Commissione per gli interpelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro presso il Ministero del lavoro fornisce il proprio parere riguardo la tenuta su supporto informatico della documentazione dei lavoratori sottoposti a sorveglianza sanitaria.

La Commissione presso il Ministero del Lavoro sottolinea come il combinato disposta degli art. 25 e 53 del D.Lgs. n. 81 del 9.04.2008 consente esplicitamente l’impiego di sistemi di elaborazione automatica dei dati per la memorizzazione di qualunque tipo di documento previsto dal D.Lgs. 81/2018.

Per quanto concerne la custodia dei dati relativi alle cartelle sanitarie e di rischio inserite su un data base aziendale, sarà ovviamente necessario adottare soluzioni concordate tra datore di lavoro e medico competente. Quest’ultimo, nel rispetto del segreto professionale e della tutela della privacy, sarà l’unico a poter accedere al data base.

Eventuali accessi del datore di lavoro o dell’amministratore di sistema configureranno delle violazioni della privacy

Fonte: Min. Lavoro – Interpello n. 4/2019

 

 

 

 

La formazione oltre l’aula: l’Outdoor Training come pratica formativa

L’Outdoor Training consiste in attività che stimolano l’apprendimento dall’esperienza e si svolgono in spazi aperti, nella natura, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale, situazioni concrete e coinvolgenti per sviluppare o potenziare le competenze dei partecipanti.

 

Cosa contraddistingue l’outdoor training dalla formazione in aula?

La vera differenza dell’outdoor training sta nella capacità della costruzione del lavoro in team. E’ una formazione esperienziale che permette di accelerare il processo di apprendimento. L’outdoor mette in campo sia la componente cognitiva, che emotiva e fisica, mentre in aula non tutte sono stimolate allo stesso modo. In classe la componente cognitiva è molto forte, la componente emotiva (come la simpatia/antipatia che può nascere tra i partecipanti) può essere presente, ma tirare fuori la componente fisica è quasi impossibile.

Quest’ultimo, invece, è un fattore importantissimo perché permette di accelerare l’apprendimento. Tutti impariamo in maniera diversa, il metodo outdoor spinge al massimo tutti e tre gli elementi, innescando dei meccanismi che permettono di velocizzare il processo di acquisizione.

 

Quali sono i maggiori obiettivi che si possono raggiungere attraverso un percorso di outdoor training?

– Team building: costruzione del gruppo di lavoro;

– Relationship building: sviluppare collaborazione e integrazione;

– Implementazione del clima di fiducia;

– Comunicazione efficace;

– Interiorizzazione della mission e dei valori aziendali;

– Problem solving: sviluppare un atteggiamento di analisi, tecniche di individuazione di una soluzione e velocità di esecuzione.

 

Come è formata una giornata di outdoor training?

Come in tutte le attività aziendali, anche una giornata di attività di outdoor training ha un programma ben preciso, strutturato in tre parti:

– Briefing: il trainer fa conoscere ai partecipanti lo scopo dell’esercitazione e le istruzioni per svolgerlo in modo corretto e in sicurezza.

– Esecuzione: è il momento dell’azione. Dopo aver capito le regole del gioco, i partecipanti iniziano la loro formazione all’aperto, che avrà una durata variabile a seconda dell’attività che dovranno svolgere.

– Debriefing: si divide in tre passaggi ed è fondamentale per collegare ciò che è successo durante l’esercitazione a quella che è l’attività lavorativa dei partecipanti. Innanzitutto, il trainer dà una valutazione tecnica sulla correttezza dello svolgimento dell’esercizio, poi coinvolge ogni partecipante su quelle che sono le sensazioni/emozioni che ha provato per permettergli di confrontarsi con i propri colleghi. Inoltre invita a dare opinioni e valutazioni da parte dei partecipanti. Si cerca quindi di capire insieme se ci sono similitudini con situazioni che si presentano sul lavoro e quali risorse, comportamenti e capacità possono essere “trasferiti” nella propria vita lavorativa.

 

Chi sono i destinatari?

Il gruppo dei partecipanti ad una attività di Formazione Esperienziale può essere eterogeneo per età, sesso, esperienze, appartenenza organizzativa, ecc..

Il numero dei partecipanti è molto variabile: si va da percorsi personalizzati (con 5-6 partecipanti) ad eventi progettati per gruppi aziendali (con 15 o più partecipanti). Indipendentemente dal numero, le esperienze vengono solitamente vissute in assetto di piccolo gruppo per consentire ai membri di svolgere un ruolo attivo; di guardarsi e scambiarsi feedback; di instaurare relazioni interpersonali profonde.

 

Cosa possiamo fare per te, per il tuo team e per la tua impresa?

Grazie a un team di professionisti del settore, siamo in grado di studiare soluzioni di Outdoor Training mirate e personalizzate per la tua azienda ed il tuo team.

Aumentare il senso di appartenenza e lo spirito di gruppo, rinsaldare i rapporti del team, migliorare le capacità di vendita, leadership e comunicazione, stimolare le capacità intellettive oppure quelle fisiche del vostro team o semplicemente offrire un momento di svago e divertimento sono solo alcuni dei traguardi che si possono raggiungere.

 

Scegli l’outdoor training, costruiremo insieme il progetto partendo dall’analisi dei tuoi bisogni reali, sarà un progetto pensato, costruito e adattato alle esigenze che ti servono concretamente.

 

 

L’OMS riconosce il burnout come sindrome legata allo stress da lavoro

L’OMS ha riconosciuto la sindrome del burn out come fenomeno di origine occupazionale ed è incluso nell’11a revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) come fenomeno professionale.

È descritto nel capitolo: “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari” – che include le ragioni per cui le persone contattano i servizi sanitari ma che non sono classificate come malattie o condizioni di salute.

 

Il burn-out è definito in ICD-11 come segue:

“Il burn-out è una sindrome concettualizzata come conseguenza dello stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. È caratterizzato da tre dimensioni:

– sentimenti di esaurimento o esaurimento energetico;

– maggiore distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;

– ridotta efficacia professionale.

 

Il burn out si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

Il burn-out è stato incluso anche nell’ICD-10, nella stessa categoria dell’ICD-11, ma la definizione è ora più dettagliata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta per intraprendere lo sviluppo di linee guida basate sull’evidenza sul benessere mentale nei luoghi di lavoro.

 

Fonte : OMS

 

 

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