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Author Archives: Cresco S.r.l.

La formazione oltre l’aula: l’Outdoor Training come pratica formativa

L’Outdoor Training consiste in attività che stimolano l’apprendimento dall’esperienza e si svolgono in spazi aperti, nella natura, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale, situazioni concrete e coinvolgenti per sviluppare o potenziare le competenze dei partecipanti.

 

Cosa contraddistingue l’outdoor training dalla formazione in aula?

La vera differenza dell’outdoor training sta nella capacità della costruzione del lavoro in team. E’ una formazione esperienziale che permette di accelerare il processo di apprendimento. L’outdoor mette in campo sia la componente cognitiva, che emotiva e fisica, mentre in aula non tutte sono stimolate allo stesso modo. In classe la componente cognitiva è molto forte, la componente emotiva (come la simpatia/antipatia che può nascere tra i partecipanti) può essere presente, ma tirare fuori la componente fisica è quasi impossibile.

Quest’ultimo, invece, è un fattore importantissimo perché permette di accelerare l’apprendimento. Tutti impariamo in maniera diversa, il metodo outdoor spinge al massimo tutti e tre gli elementi, innescando dei meccanismi che permettono di velocizzare il processo di acquisizione.

 

Quali sono i maggiori obiettivi che si possono raggiungere attraverso un percorso di outdoor training?

– Team building: costruzione del gruppo di lavoro;

– Relationship building: sviluppare collaborazione e integrazione;

– Implementazione del clima di fiducia;

– Comunicazione efficace;

– Interiorizzazione della mission e dei valori aziendali;

– Problem solving: sviluppare un atteggiamento di analisi, tecniche di individuazione di una soluzione e velocità di esecuzione.

 

Come è formata una giornata di outdoor training?

Come in tutte le attività aziendali, anche una giornata di attività di outdoor training ha un programma ben preciso, strutturato in tre parti:

– Briefing: il trainer fa conoscere ai partecipanti lo scopo dell’esercitazione e le istruzioni per svolgerlo in modo corretto e in sicurezza.

– Esecuzione: è il momento dell’azione. Dopo aver capito le regole del gioco, i partecipanti iniziano la loro formazione all’aperto, che avrà una durata variabile a seconda dell’attività che dovranno svolgere.

– Debriefing: si divide in tre passaggi ed è fondamentale per collegare ciò che è successo durante l’esercitazione a quella che è l’attività lavorativa dei partecipanti. Innanzitutto, il trainer dà una valutazione tecnica sulla correttezza dello svolgimento dell’esercizio, poi coinvolge ogni partecipante su quelle che sono le sensazioni/emozioni che ha provato per permettergli di confrontarsi con i propri colleghi. Inoltre invita a dare opinioni e valutazioni da parte dei partecipanti. Si cerca quindi di capire insieme se ci sono similitudini con situazioni che si presentano sul lavoro e quali risorse, comportamenti e capacità possono essere “trasferiti” nella propria vita lavorativa.

 

Chi sono i destinatari?

Il gruppo dei partecipanti ad una attività di Formazione Esperienziale può essere eterogeneo per età, sesso, esperienze, appartenenza organizzativa, ecc..

Il numero dei partecipanti è molto variabile: si va da percorsi personalizzati (con 5-6 partecipanti) ad eventi progettati per gruppi aziendali (con 15 o più partecipanti). Indipendentemente dal numero, le esperienze vengono solitamente vissute in assetto di piccolo gruppo per consentire ai membri di svolgere un ruolo attivo; di guardarsi e scambiarsi feedback; di instaurare relazioni interpersonali profonde.

 

Cosa possiamo fare per te, per il tuo team e per la tua impresa?

Grazie a un team di professionisti del settore, siamo in grado di studiare soluzioni di Outdoor Training mirate e personalizzate per la tua azienda ed il tuo team.

Aumentare il senso di appartenenza e lo spirito di gruppo, rinsaldare i rapporti del team, migliorare le capacità di vendita, leadership e comunicazione, stimolare le capacità intellettive oppure quelle fisiche del vostro team o semplicemente offrire un momento di svago e divertimento sono solo alcuni dei traguardi che si possono raggiungere.

 

Scegli l’outdoor training, costruiremo insieme il progetto partendo dall’analisi dei tuoi bisogni reali, sarà un progetto pensato, costruito e adattato alle esigenze che ti servono concretamente.

 

 

L’OMS riconosce il burnout come sindrome legata allo stress da lavoro

L’OMS ha riconosciuto la sindrome del burn out come fenomeno di origine occupazionale ed è incluso nell’11a revisione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11) come fenomeno professionale.

È descritto nel capitolo: “Fattori che influenzano lo stato di salute o il contatto con i servizi sanitari” – che include le ragioni per cui le persone contattano i servizi sanitari ma che non sono classificate come malattie o condizioni di salute.

 

Il burn-out è definito in ICD-11 come segue:

“Il burn-out è una sindrome concettualizzata come conseguenza dello stress cronico sul posto di lavoro che non è stato gestito con successo. È caratterizzato da tre dimensioni:

– sentimenti di esaurimento o esaurimento energetico;

– maggiore distanza mentale dal proprio lavoro, o sentimenti di negativismo o cinismo relativi al proprio lavoro;

– ridotta efficacia professionale.

 

Il burn out si riferisce specificamente ai fenomeni nel contesto occupazionale e non dovrebbe essere applicato per descrivere esperienze in altri ambiti della vita.

Il burn-out è stato incluso anche nell’ICD-10, nella stessa categoria dell’ICD-11, ma la definizione è ora più dettagliata. L’Organizzazione Mondiale della Sanità sta per intraprendere lo sviluppo di linee guida basate sull’evidenza sul benessere mentale nei luoghi di lavoro.

 

Fonte : OMS

Il futuro ruolo dei big data e dell’intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro in Europa

Big data e intelligenza artificiale, sono i temi trattati da due recenti pubblicazioni Eu-Osha sull’impatto delle nuove tecnologie nella gestione del lavoro e sulla sicurezza.

Due nuovi documenti di discussione prospettici esaminano i benefici e i potenziali rischi connessi all’utilizzo di tali sviluppi digitali per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro.

Il primo articolo, The future role of big data and machine learning in health and safety inspection efficiency verte sull’uso dei big data per l’efficienza delle ispezioni, esamina gli obiettivi delle ispezioni nel settore della salute e sicurezza sul luogo di lavoro (SSL).

Il secondo articolo Osh and the future of work: benefits and risks of artificial intelligence tools in workplaces  descrive gli ambiti e le modalità di applicazione dell’intelligenza artificiale (IA), ad esempio i processi decisionali sul luogo di lavoro nel settore delle risorse umane (analisi dei dati relativi agli individui, procedure di assunzione), la robotica con IA aumentata, i bot di chat nei centri di assistenza o le tecnologie indossabili nella linea di assemblaggio di una produzione.

Entrambi gli autori concludono che la soluzione migliore consiste nel coniugare l’intervento umano e l’IA.

Info: Eu-Osha big data e intelligenza artificiale nei luoghi di lavoro 

Fonte: Quotidiano Sicurezza

 

Corsi per addetti al primo soccorso: attenzione ai corsi farlocchi

Fra gli obblighi che un’azienda deve rispettare per essere in regola con la legge c’è quello di nominare gli addetti al primo soccorso. Nello specifico le norme di riferimento sono gli artt.18-43-45 del D.Lgs. 81/08 e il DM 388/03.

 

Il compito principale dell’addetto al primo soccorso è quello di intervenire in caso di necessità, prima dell’arrivo dei soccorsi specializzati. Deve perciò conoscere i fondamenti del primo soccorso e saper interagire con il 118, per comunicare la necessità di un intervento.

 

corsi per addetti al primo soccorso si dividono in tre gruppi, a seconda della classificazione stabilita dal DM 388/03, e prevedono dei corsi di aggiornamento ogni tre anni:

– imprese del gruppo A: 16 ore di formazione obbligatoria, 6 per l’aggiornamento
– imprese del gruppo B: 12 ore di formazione obbligatoria, 4 per l’aggiornamento
– imprese del gruppo C: 12 ore di formazione obbligatoria, 4 per l’aggiornamento

 

Purtroppo la piaga dei corsi farlocchi non risparmia neppure le pratiche di primo soccorso.

Nonostante la legge prevede chiaramente che a tenere i corsi debba essere un medico professionista ci si imbatte in titolari della società di consulenza che, senza alcuna preparazione medica specifica, tengono loro stessi lezioni sulle pratiche di primo soccorso.

Non solo: la legge riconosce esclusivamente i corsi erogati in aula perché i corsi online non sono validi in nessun modo, eppure purtroppo sono moltissime le realtà che li erogano su Internet!

In ultimo, fate attenzione ad un importante particolare il corso non può essere solo teorico, la normativa prescrive  che, al termine dei seminari deve essere svolta una prova sul campo, in cui i lavoratori devono dimostrare di saper effettuare correttamente un massaggio cardiaco e la respirazione bocca a bocca.

 

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