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Archivio Categorie: L’esperto risponde

COVID 19 | Green Pass e datori di lavoro. Quali sono gli obblighi?

Da oggi, 6 Agosto è obbligatorio possedere il “Green Pass”, il documento che dimostra la vaccinazione anti-Covid, la guarigione dalla malattia o l’esito negativo ad un tampone antigenico o molecolare. Nel presente articolo si intende approfondire alcune problematiche operative riguardo la gestione dei controlli del green pass all’interno delle aziende.

Per quanto concerne la corretta modalità di verifica del possedimento di tale documento è prevista all’interno del DPCM dello scorso 17 giugno 2021, in particolare nell’articolo 13, il quale spiega che la verifica deve essere effettuata mediante la lettura del QR-Code del certificato attraverso l’applicazione denominata “VerificaC19”. L’attività viene svolta dall’addetto alla verifica e non comporta in alcun modo, come spiega il comma 5 del suddetto articolo, nessuna raccolta dei dati dell’intestatario in qualunque forma.

Andiamo nel dettaglio : secondo il DPCM del 17 giugno 2021, non è previsto alcun trattamento dei dati poiché, come espresso dallo stesso Garante della Privacy in un commento al succitato DPCM ossia senza mettere in luce se il soggetto possessore del green pass sia vaccinato, guarito o sia risultato negativo ad un test.

Tuttavia, non tutti i lavoratori potranno fare richiesta di esibire della certificazione, ma solo coloro i quali sono stati nominati formalmente dal Datore di Lavoro.

I luoghi per cui è previsto il possesso del Green Pass sono bar e ristoranti con consumo al tavolo al coperto, spettacoli eventi e competizioni sportive, musei e mostre, piscine, palestre e centri benessere, sagre e fiere, centri termali, parchi di divertimento, sale gioco, scommesse e bingo e casinò, nonché per i concorsi pubblici.

È importante però sottolineare che per i lavoratori delle attività sopra citate non è previsto l’obbligo di vaccinazione se non per il personale del settore sanitario. La normativa sull’uso del Green Pass, infatti, fa riferimento all’accesso ai servizi e alle attività senza riferimento o obblighi a chi presta i servizi.

Allo stesso modo è da escludere l’imposizione, da parte del Datore di Lavoro, di test sierologici/tamponi in azienda.

Clicca qui per consultare l’approfondimento.

FONTE : Fondazione Studi Consulenti del Lavoro

Smart working: Prorogato al 31 Marzo 2021

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.323 del 31 dicembre 2020, il Decreto Legge n. 183/2020, c.d. Decreto Milleproroghe.

Tra le novità, viene prolungato fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e comunque non oltre il 31 Marzo 2021” il periodo durante il quale il datore di lavoro privato può ricorrere alla procedura emergenziale di comunicazione per l’attivazione dello smart working e alle modalità semplificate per ottemperare all’obbligo di informativa sulla salute e sicurezza nel lavoro.

Clicca qui per consultare il decreto – Fonte: Gazzetta Ufficiale

Cosa si intende per contatto stretto?

In piena emergenza Covid una delle parole più ricorrenti è Contatto Stretto. Facciamo così un po’ di chiarezza, facendo riferimento a fonti ufficiali.

Il Ministero della Salute all’interno della sezione FAQ del proprio sito web specifica che:

Il “Contatto stretto” (esposizione ad alto rischio) di un caso probabile o confermato è definito come:

  • una persona che vive nella stessa casa di un caso COVID-19;
  • una persona che ha avuto un contatto fisico diretto con un caso COVID-19 (per esempio la stretta di mano);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto non protetto con le secrezioni di un caso COVID19 (ad esempio toccare a mani nude fazzoletti di carta usati);
  • una persona che ha avuto un contatto diretto (faccia a faccia) con un caso COVID-19, a distanza minore di 2 metri e di almeno 15 minuti;
  • una persona che si è trovata in un ambiente chiuso (ad esempio aula, sala riunioni, sala d’attesa dell’ospedale) con un caso COVID-19 in assenza di DPI idonei;
  • un operatore sanitario o altra persona che fornisce assistenza diretta ad un caso COVID-19 oppure personale di laboratorio addetto alla manipolazione di campioni di un caso COVID-19 senza l’impiego dei DPI raccomandati o mediante l’utilizzo di DPI non idonei;
  • una persona che ha viaggiato seduta in treno, aereo o qualsiasi altro mezzo di trasporto entro due posti in qualsiasi direzione rispetto a un caso COVID-19; sono contatti stretti anche i compagni di viaggio e il personale addetto alla sezione dell’aereo/treno dove il caso indice era seduto.

Gli operatori sanitari, sulla base di valutazioni individuali del rischio, possono ritenere che alcune persone, a prescindere dalla durata e dal setting in cui è avvenuto il contatto, abbiano avuto un’esposizione ad alto rischio.

Fonte : Ministero della Salute 

La formazione oltre l’aula: l’Outdoor Training come pratica formativa

L’Outdoor Training consiste in attività che stimolano l’apprendimento dall’esperienza e si svolgono in spazi aperti, nella natura, in luoghi diversi e possibilmente “distanti” dalla realtà aziendale, situazioni concrete e coinvolgenti per sviluppare o potenziare le competenze dei partecipanti.

 

Cosa contraddistingue l’outdoor training dalla formazione in aula?

La vera differenza dell’outdoor training sta nella capacità della costruzione del lavoro in team. E’ una formazione esperienziale che permette di accelerare il processo di apprendimento. L’outdoor mette in campo sia la componente cognitiva, che emotiva e fisica, mentre in aula non tutte sono stimolate allo stesso modo. In classe la componente cognitiva è molto forte, la componente emotiva (come la simpatia/antipatia che può nascere tra i partecipanti) può essere presente, ma tirare fuori la componente fisica è quasi impossibile.

Quest’ultimo, invece, è un fattore importantissimo perché permette di accelerare l’apprendimento. Tutti impariamo in maniera diversa, il metodo outdoor spinge al massimo tutti e tre gli elementi, innescando dei meccanismi che permettono di velocizzare il processo di acquisizione.

 

Quali sono i maggiori obiettivi che si possono raggiungere attraverso un percorso di outdoor training?

– Team building: costruzione del gruppo di lavoro;

– Relationship building: sviluppare collaborazione e integrazione;

– Implementazione del clima di fiducia;

– Comunicazione efficace;

– Interiorizzazione della mission e dei valori aziendali;

– Problem solving: sviluppare un atteggiamento di analisi, tecniche di individuazione di una soluzione e velocità di esecuzione.

 

Come è formata una giornata di outdoor training?

Come in tutte le attività aziendali, anche una giornata di attività di outdoor training ha un programma ben preciso, strutturato in tre parti:

– Briefing: il trainer fa conoscere ai partecipanti lo scopo dell’esercitazione e le istruzioni per svolgerlo in modo corretto e in sicurezza.

– Esecuzione: è il momento dell’azione. Dopo aver capito le regole del gioco, i partecipanti iniziano la loro formazione all’aperto, che avrà una durata variabile a seconda dell’attività che dovranno svolgere.

– Debriefing: si divide in tre passaggi ed è fondamentale per collegare ciò che è successo durante l’esercitazione a quella che è l’attività lavorativa dei partecipanti. Innanzitutto, il trainer dà una valutazione tecnica sulla correttezza dello svolgimento dell’esercizio, poi coinvolge ogni partecipante su quelle che sono le sensazioni/emozioni che ha provato per permettergli di confrontarsi con i propri colleghi. Inoltre invita a dare opinioni e valutazioni da parte dei partecipanti. Si cerca quindi di capire insieme se ci sono similitudini con situazioni che si presentano sul lavoro e quali risorse, comportamenti e capacità possono essere “trasferiti” nella propria vita lavorativa.

 

Chi sono i destinatari?

Il gruppo dei partecipanti ad una attività di Formazione Esperienziale può essere eterogeneo per età, sesso, esperienze, appartenenza organizzativa, ecc..

Il numero dei partecipanti è molto variabile: si va da percorsi personalizzati (con 5-6 partecipanti) ad eventi progettati per gruppi aziendali (con 15 o più partecipanti). Indipendentemente dal numero, le esperienze vengono solitamente vissute in assetto di piccolo gruppo per consentire ai membri di svolgere un ruolo attivo; di guardarsi e scambiarsi feedback; di instaurare relazioni interpersonali profonde.

 

Cosa possiamo fare per te, per il tuo team e per la tua impresa?

Grazie a un team di professionisti del settore, siamo in grado di studiare soluzioni di Outdoor Training mirate e personalizzate per la tua azienda ed il tuo team.

Aumentare il senso di appartenenza e lo spirito di gruppo, rinsaldare i rapporti del team, migliorare le capacità di vendita, leadership e comunicazione, stimolare le capacità intellettive oppure quelle fisiche del vostro team o semplicemente offrire un momento di svago e divertimento sono solo alcuni dei traguardi che si possono raggiungere.

 

Scegli l’outdoor training, costruiremo insieme il progetto partendo dall’analisi dei tuoi bisogni reali, sarà un progetto pensato, costruito e adattato alle esigenze che ti servono concretamente.

 

 

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